Halgorafobia

Il problema era ora quello di uscire di casa.
Sebbene questa claosura forzata durasse ormai da qualche tempo, solo ora Bela cominciava a rendersi conto di aver tagliato quasi definitivamente tutti i ponti con l’esterno. I segnali erano evidenti: inutilmente già da alcuni giorni la bilancia elettronica consigliava un po’ di jogging per smaltire il leggero sovrappeso; l’oroscopo del giorno, come al solito spudoratamente ottimistico per quasi tutti i segni, questa volta si sarebbe sbagliato di grosso pronosticando sontuosi viaggi in località esotiche. La lista degli impegni poi, era come sempre foltissima. Al solito, però, sarebbero tutti saltati senza che Bela nemmemo si degnasse di alzare la cornetta per tentare di avvertire almeno qualcuno. Pensava che in fondo anche questa volta nessuno si sarebbe eccessivamente allarmamato per la sua inaspettata assenza, la cosa migliore era restare a casa.
Gli svaghi comunque non mancavano, anche se a dire la verità Bela si stava disamorando un po’ a tutto. Neanche i più dettagliati videogame 3D riuscivano a riempire quei lunghi pomeriggi estivi. Come se non bastasse, alla naturale apatia generata dall’autoisolamento, sembrava si fosse aggiunto nella mente di Bela quasi un velo di tristezza, forse dovuto al fatto ormai nessun talk-show parlava più della sua scomparsa. Il fatto del giorno era diventato l’assassinio del Presidente e l’isteria contagiava ormai anche i piu’ indifferenti. Le cose comunque non erano poi così drammatiche, in fondo le riserve dei viveri erano più che sufficienti per i prossimi mesi e il contatore Geiger fuori al balcone non superava ancora la soglia di attenzione.
Alle 17 in punto arrivò la solita telefonata di Mathers per gli ultimi aggiornamenti. Benché le chiamate si facevano sempre piu’ rade - quelle in arrivo s’intende, di quelle fatte non se ne aveva traccia da molto tempo - , la presenza di quell’irriducibile anarchico triplogiochista non era mai venuta a mancare; anzi, per la verità quella voce era divenuta per Bela uno dei sempre più rari contatti con la realta’ esterna.
MATHERS> Ciao Bela, sono io.
BELA> Novita’ ?
MATHERS> Mah, pochine. Pare che lo scandalo delle palline da tennis truccate non stia dando i frutti sperati, comunque ce la possiamo ancora giocare con quella storia del sottomarino russo in avaria.
BELA> E io nel frattempo che faccio, continuo a riordinare le casse ?
MATHERS> Si continua pure, ma attento ai falsi fattorini, pare che siano riusciti a clonare i nostri tesserini. Mi raccomando non far entrare nessuno.
BELA> Non ti preccupare.
MATHERS> Adesso devo andare. Ciao.
La breve conversazione faceva parte del protocollo antiintercettazione, anche se poi queste telefonate scarne convenivano un po’ allo stesso Mathers vista la sua cronica carenza di spiccioli in tasca. L’idea, poi, di abbandonare l’anacronistico uso di quelle vecchie e malfunzionanti cabine d’epoca non l’aveva sfiorato minimamente. Dopo mesi e mesi di battaglie contro la presunta cancerosità delle emissioni elettromagnetiche ad alta frequenza, l’acquisto di un apparecchio portatile sarebbe stata la proverbiale zappa sui piedi, proprio ora che la Campagna sembrava giungere al termine.

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