Martedì scorso ho avuto il mio primo contatto diretto con il mondo della discografia. La VideoRadio, a cui avevo inviato il mio demo CD tempo fa, mi ha comunicato di essere interessata alla mia musica e abbiamo preso appuntamento per un colloquio conoscitivo.
A questo punto è doveroso un piccolo inciso sulla storia ormai ventennale della Videoradio. Questa si pone ad un livello intermedio tra le majors e le indies. Nasce nel 1985 dall’iniziativa del batterista Giuseppe Aleo, già componente di due formazioni prog anni settanta, Il Sigillo di Horus ed I Signori della Galassia (per saperne di più sulla carriera artistica di Giuseppe Aleo leggete questa sua intervista rilasciata a Claudio Costantino per il portale SuperEva).
Dunque torniamo al presente. Reduce da un non certo confortevole viaggio in cuccetta con tragica sveglia alle 5:45 del mattino, mi presento di buon ora negli studi della VideoRadio in via S. Francesco D’Assisi 32 non lontano dalla stazione ferroviaria di Alessandria.
Con Giuseppe ci siamo dati immediatamente del tu e il feeling umano e musicale si è instaurato subito, anche grazie alle nostre influenze musicali in comune. Come fu a Bologna con la Medimond, anche qui i discorsi artistici e un po’ sognatori hanno lasciato ben presto spazio alla realtà di un mercato discografico afflitto ormai da anni da una grave crisi di vendite. Pubblicare il mio disco non è un problema in sè, le vere difficoltà giungono dopo se non si è costruito un progetto vincente.
La cruda verità è che oggigiorno non si vendono più dischi. Le ragioni sono varie: quella predominante è sicuramente il dilagare del download selvaggio di mp3 tramite la miriade di programmi peer-to-peer in circolazione (scagli la prima pietra chi e’ senza peccato…). Il fenomeno non sembra arrestarsi, anzi. La possibilità di intervento della polizia postale è del tutto sproporzionata in negativo rispetto alla vastità del fenomeno che è intrisecamente di natura globalizzata. Se oltretutto si pensa che i maggiori sforzi delle forze dell’ordine in rete sono inevitabilmente concetrati su reati ben più gravi quali pedopornografia online, si capisce subito come il download illegale di musica venga considerato ormai nell’immaginario collettivo alla stregua di un peccato veniale. Eppure le leggi sul copyright stanno lì a dire il contrario, ma tant’è.
La seconda ragione di tale crisi del mercato è più di natura culturale e sociologica. Cosa passa nella testa dei giovani d’oggi ? E’ vero che sono tutti preda del meccanismo infernale della cultura dominante composta oramai solo da reality, tronisti, vallettopoli e videobullismo ? Giuseppe se ne uscito con una frase del tipo: “Oggi gente come Battisti o Dalla con quel parrucchino farebbero la fame”. Forse è vero, anche se nessuno ha la controprova. Di certo io mi rifiuto di arrendermi allo status quo, perchè se sono qui non è per vivacchiare strimpellando, bensì tracciare un solco indelebile nella cultura italiana…
Ma ora tralasciamo le manie di onnipotenza e vediamo quali possono essere le contromisure a questo stato di cose. Esse sono molteplici. La prima è quella di rovesciare il lato della medaglia e utilizzare Internet come una risorsa invece che vederla come una minaccia. Possedere un sito con un meccanismo di download a pagamento (come Paypal, iTunes Store, etc…) è oramai un must anche per gli artisti più affermati che hanno accesso ai sistemi di distribuzione tradizionali.
La seconda contromisura è ovviamente quella di intraprendere un’intensa attività live. A prescindere dall’incasso diretto per la serata, ciò che deve interessare all’artista e soprattutto all’Editore sono i diritti SIAE versati dal gestore del locale e che rappresentano una fonte certa di ritorno economico per l’etichetta che ha pubblicato i brani eseguiti dal vivo.
Una terza maniera, forse all’apparenza più inconsueta ma certamente al passo con i tempi, è quella di trovare uno sponsor disposto ad acquistare un certo numero di copie del CD per propri scopi di rappresentanza, immagine, etc. I vantaggi economici per lo sponsor sono vari: innanzitutto facilitazioni fiscali riguardanti l’IVA, oltre alla grande visibilità commerciale nel momento in cui il prodotto artistico decolli grazie ad un’adeguata campagna promozionale. Certamente si tratta di una scommessa d’impresa non esente da rischi, ma, come si suol dire, il gioco può valere la candela.
Concludendo posso dire che il colloquio con Giuseppe mi ha ulteriormente chiarito alcuni aspetti del mercato a me noti ma di cui forse non conoscevo tutti i risvolti. L’esperienza è stata positiva e con buona probabilità ci sarà una futura collaborazione (a meno che non bussi alla mia porta qualcuno con un’offerta irrinunciabile…).
Chi vivrà vedrà.
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